martedì 14 aprile 2009

Rewind: Adam Strange

Recentemente ho acquistato i tre volumi di Play Extra (21-22-23 del 1992) contenenti la miniserie Adam Strange. Ad esser sinceri, l'ho fatto con più curiosità che voglia, anche perchè sebbene conoscessi il personaggio da varie altre apparizioni su testate Dc, tra cui quella della Justice League; non mi aveva mai più di tanto incantato. Obiettivamente, trovavo improponibile l'accostamento tra i leggendari supereroi della Lega, con un semplice archeologo dotato di tuta spaziale e zainetto a razzi. Come era possibile? Non mi posi più di tanto la domanda e tralasciai la risposta per anni, limitandomi a considerare Strange come un pittoresco elemento di un cosmo di personaggi esteso e variegato. Ovviamente la mia definizione, o meglio impressione, era stata quanto di più riduttivo non ci potesse essere, visto che il personaggio esiste sin dal 1958 e la sua storia editoriale ha avuto il suo nobile e meritato spessore nei decenni; ad ogni modo poco m'importava.....pareva ridicolo! Questo almeno sino alla lettura della succitata vecchia miniserie importata per la prima volta qui da noi dalle Edizioni Playpress, nei cui crediti tuonava l'accopiata Adam Kubert (matite) ed Andy Kubert (colori). Io adoro entrambi i figli d'arte del vecchio Joe, sin dai tempi della Marvel, in particolare Andy, che ha deliziato con il suo tratto moltissime letture delle testate mutanti assieme a quelle di Capitan America, nonchè degli Avengers. Adam invece l'ho apprezzato maggiormente con il tempo, poichè più del fratello, ha saputo affinare il tratto con gli anni ed, all'occorrenza evolversi cambiando stile: basta vederlo ora all'opera assieme a Richard Donner su Superman per capire quanto sia diverso, da quando disegnava Wolverine o Gli Spiriti della Vendetta per la Marvel. Su Adam Strange, Andy disegna ed Adam colora; mentre Richard Bruning sceneggia. Vediamo un pò meglio di che cosa si tratta. Adam Strange è un archeologo molto affermato, terzo figlio, probabilmente nemmeno voluto, di una famiglia forse troppo anziana sia anagraficamente che culturalmente per lui. Un giorno, ritrovando un manufatto (il Raggio Zeta), viene incautamente teletrasportato in una nuova galassia, nella fattispecie sul Pianeta Rann, dove inizia a vivere una serie di nuove avventure, specialmente come difensore "alieno" della locale popolazione. Gli abitanti di Rann sono antropomorfi, in tutto e per tutto simili agli esseri umani, ma più apatici em moralmente spenti. Infatti il loro maggior grado di evoluzione tecnologica ha fatto si che questi abusassero delle macchine, via-via, perdendo stimoli e valori. Strange invece, incarnando la vitalità della natura umana, sembra per Rann non solo una possibilità di redenzione, ma anche un modo per capire come e quanto si era sbagliato in passato. L'archeologo diviene allora una sorta di guardia nazionale, indossando elmetto, zaino a razzi ed una tuta biancorossa. Malgrado l'appariscenza (a volte anche retrò e goffa) non è assolutamente dotato di superpoteri poichè, oltre al proprio equipaggiamento, le sue maggiori risorse risiedomo proprio nella scaltrezza e nell'intelligenza, che lo mettono in condizoni di superare, anche rocambolescamente, ostacoli altrimenti improponibili. Malgrado resti comunque un alieno, nella società di Rann non solo lentamente viene accettato, ma trova anche l'amore nella giovane e bella Alanna, figlia del notabile e saggio Sadath. Nella miniserie in questione, però molte carte tornano in tavola ed a Rann non tutti sono fieri o grati di ciò che Adam Strange ha fatto per loro e preparano un colpo di Stato, pronto a rovesciare quell'ordine che Strange aveva difeso. Tornano alla ribalta anche alcune trame associate al personaggio nel corso degli anni ottanta da Alan Moore, ovvero che molto del rispetto che Rann nutre verso Strange lo si deve al fatto che ivi la popolazione è sterile e che lui, con la sua fertilità umana, può assicurare la riproduzione del popolo. Strange però non ha nemmeno il tempo per ponderare il contesto, deve infatti urgentemente tornare sulla Terra, cavalcando per l'ultima volta il raggio Zeta, giacchè il suo anziano padre sta morendo in un letto d'ospedale. Sarà per lui l'ultimo viaggio prima di tornare definitivamente a Rann. Alanna dal suo aspetta un bambino proprio da Adam e ciò non farà che avvalorare gli eventi quando la situazione politica inizierà a precipitare......
Queste in poche parole le premesse per l'avvincente trama intessuta da Brunning, anche se sporadicamente vi sono dei vistosi cali nei dialoghi, segnati da alcuni discorsi e risvolti fin troppo semplicistici e banali. Per il resto invece la storia è coinvolgente ed affascinante, un misto tra esotico ed avventura all'interno di un contesto tutto fantascentifico.....come parto d'una letteratura d'altri tempi. Andy Kubert svolge egregiamente il suo lavoro, con una magistrale cura nelle inquadrature, mentre Adam si destreggia ai colori dando a Rann una grande atmosfera e profondità, nonchè circondando di colore i tratti delle sagome, affievolendo la china in pastellate sfumature di colori caldi, come accade nelle migliori graphic novel. Insomma una lettura da consigliare ed un avvertimento a continuare a seguire i risvolti di questa trama anche dopo la fine della storia......perchè non tutto ciò che avverrà all'epilogo è scritto nella pietra: ci saranno dei cambiamenti e dei miracolosi ritorni alla vita, parola mia! Un plauso alla Playpress che nel 1992 se ne usciva con letture tanto interessanti quanto editorialmente coraggiose.......quelli erano bei tempi! Per chi volesse riprendere Adam Strange, ricordo che recentemente Planeta Deagostini non solo ha proposto delle ristampe (anche di questa minisaga), ma sta proseguendo la storia in volumi riservati al circuito delle fumetterie.....molto interessanti.
Ciriciao

mercoledì 1 aprile 2009

La Eaglemoss toppa!

Wonder Woman: figura riprodotta in piombo che raramente vedremo in tempi brevi in Italia. Infatti, dopo nemmeno un mese, mille difficoltà nella distribuzione e soli quattro numeri, la serie "Dc Comics-Supereroi Collezione Ufficiale" edita dalla Eaglemoss, si ferma. Nel n.4, in cui era pubblicato il fascicolo di Green Lantern e relativa miniatura, un bigliettino all'interno dello stesso comunicava la tutt'altro che rassicurante notizia che "l'opera viene al momento sospesa" e che "in caso di rilancio ne verrà a suo tempo informato attraverso una campagna pubblicitaria televisiva". In poche parole, mettetevi l'anima in pace e chissà....mi chiedo solo che fine faccia, a questo punto, la mia cartolina, allegata al n.1 e spedita poco dopo, in cui sottoscrivevo l'abbonamento per ricevere gratuitamente in cambio la miniatura di "Batman sul cornicione"....ahi ahi! Forse, è lecito pensarlo, la Eaglemoss ha osato troppo a scendere in campo in prima persona, trainata dal successo che i suoi modellini Marvel stavano e stanno tutt'ora riscuotendo nella serie parallela, data però (e per fortuna, con il senno di poi..) in appalto a Fabbri Editori. Altro dato di fatto è che la serie di modellini Dc all'estero prosegue (siamo oltre i trenta modellini...), quindi un modo per reperirli c'è sempre (leggi e-bay), oppure per ben confidare....magari terminata la serie Marvel, la stessa Fabbri prenderà in mano il progetto, ricominciando e proseguendo la serie Dc. Per la stampa e per i nostalgici ricordo che prima di fermarsi, la Eaglemoss aveva pubblicato i seguenti personaggi Dc: N.1 Batman; N.2 Superman; N.3 Joker; N.4 Green Lantern . Il N.5, come pubblicizzato nel fascicolo, sarebbe dovuto essere Flash....pazienza!

mercoledì 18 febbraio 2009

Quando c'erano gli Starcom.....

"Starcom, The U.S. Space Force" rappresenta uno dei tanti esempi di come, a volte, originalità e brillanti idee sono talmente mal gestite a livello di marketing, da condurre un ambizioso progetto verso un rapido, inatteso fallimento. Che io ricordi, la celebrità di questa etichetta, non durò oltre una stagione (almeno in Italia) e fu un peccato, da rimpiangere con il senno di poi!
Starcom nacque infatti verso la metà degli anni ottanta come serie spaziale di ampio respiro, includendo giocattoli, modellini ed una serie animata, purtroppo di breve durata. Il punto forte dei giocattoli, i cui modelli furono realizzati addirittura in collaborazione con alcuni ingegneri dela NASA, era l'effetto del magnetismo e dei meccanismi a molla, di cui erano dotati personaggi e veicoli. In questo Starcom fu unica ed, a maggior ragione, non mi sembra che l'idea di sfruttare le proprietà delle calamite (a parte un particolare modello di Jeeg Robot D'Acciaio) e di meccanismi assolutamente non elettronici (quindi senza l'utilizzo di pile o ricariche elettriche), venne poi ripreso in seguito. In dimensioni tutto sommato ridotte, infatti era possibile riprodurre una grande varietà di situazioni, semplicemente premendo i relativi bottoncini sulla superficie dei mezzi. Un suono meccanico, dovuto allo svolgersi degli ingranaggi, dava poi il necessario livello di stupore, come se avessimo a che fare con un oggetto Hi-Tech! Il livello di dettaglio era impressionante, specie se rapportato ad una serie destinata alla grande distribuzione: le navicelle, così come i mezzi di terra, erano dotate di molti punti di estensione, nonchè di alloggiamenti interni, cannoni nascosti, posti di guida.....tutto a portata di tasto!
Basti fare l'esempio del mitico "Starmax Bomber" e della sua versione in miniatura lo "StarWolf" (che riporto nelle prime due foto, direttamente dalla mia collezione): il primo poteva contenere, imprevedibilmente, ben sette personaggi (uno al punto guida, due dietro al punto navigazione e ben quattro nel posteriore, dopo aver azionato i relativi meccanismi a molla); nonchè due mezzi (lo StarWolf in alto o nel carico, ed un mezzo generico di terra)...tutto in quaranta centimetri di spazio e senza pile; il secondo riusciva a ripiegarsi talmente tanto in sè stesso da poter essere riposto nel palmo di una mano! Ovviamente, allo stesso livello degli esempi fatti, vi era una notevole varietà di altri veicoli, ognuno con i suoi ingranaggi che ne sfruttavano al massimo la forma ed il modernissimo design. E stiamo parlando di roba di quasi venticinque anni fa! Purtroppo le scarse vendite in USA, spinsero la casa madre, la Coleco, a venderne i diritti di distribuzione per l'Europa alla Mattel, che in un certo senso li fece fruttare meglio, aggiungendo anche qualche nuovo articolo nel catalogo. Durò comunque poco, al pari della serie animata; di ottima fattura e dal richiamo vagamente nipponico (Macross-Robotech, in primis). Peccato non averne goduto abbastanza e ricordarli, ormai, soltanto come pezzi da museo!

lunedì 26 gennaio 2009

Planeta Deagostini esce allo scoperto....

Planeta ascolta le lamentele: finalmente a fine Gennaio e dopo mesi, ecco un accenno del nuovo piano editoriale, con le proposte del 2009, sul sito http://www.planetadeagostinicomics.it/
Nessuna enorme novità, ma nemmeno i drastici tagli che si vociferavano non ufficialmente tra i lettori: qualche testata D.C. finisce il proprio corso anzitempo, altre invece continuano o ricominciano da zero, senza escludere diversi nuovi esordi e tanti volumi da fumetteria in cantiere. Insomma, carne al fuoco dovrebbe essercene....non disperiamo!
La notizia più interessante, comunque, mi è parsa quella di pubblicare "Batman R.I.P." non serializzato, ma in un unico volume, durante il secondo semestre del 2009. La notizia più negativa è, invece, quella che a mio avviso è la prematura conclusione de "Le Leggende di Batman", con il numero 14. Purtroppo questa serie, oltre a ristampare qualche bella storia già pubblicata da Playpress e poco altro di veramente nuovo, non ha avuto nemmeno il tempo di prendere il volo. Peccato chiuderla, molto; specie se si ricordano le premesse con le quali era partita circa un anno e mezzo fa.

venerdì 23 gennaio 2009

Che fine hanno fatto atto tre: Ron Lim

In questo caso, che vi piaccia o no, parliamo delle sorti di un grande disegnatore; certamente in fase calante in quanto a prestigio degli incarichi, ma imprescindibilmente Ron Lim, con la sua lunga e densa carriera, merita un posto di tutto rispetto nel regno dei comics. Classe 1965, ebbe il suo primo incarico ufficiale più di venti anni fa, quando gli furono affidate le matite della serie "Ex Mutants" della Eternity, poi quasi esclusivamente lavori di assoluto rilievo in Marvel Comics, dal 1988 sino alla fine degli anni novanta. Le illustrazioni per cui viene ricordato sono moltissime, certamente però, un posto in primo piano merita la sua lunghissima collaborazione alla testata "Silver Surfer" (Italia in gran parte reperibile su vecchi albi Playpress), che lo impegnò per ben sei anni, precisamente dal 1988 al 1994. Analogamente a diversi disegnatori dello scorso decennio, lo stile di Lim era molto cartoonesco, con una notevole inclinazione verso il design orientale: "semplice nell'impostazione, ma molto dinamico, in qualche modo ispirato all'organizzazione della pagina tipica dei manga". Una certa geometria nella realizzazione dei corpi e dei volti (assolutamente personali erano i visi dei suoi personaggi, "mascelloni" e con la bocca trapezoidale) faceva inoltre in modo che le spigolosità convivessero, talvolta prevalendo, sulle linee tonde. Per quel che riguarda la resa degli sfondi non ci sono particolari menzioni; essa era semplice ed assolutamente in secondo piano rispetto al design dei characters od alla risultanza grafica delle loro azioni. In ultimo, assai evidente e non di rado preponderante, era la realizzazione della muscolatura. Ripeto, che piacca o meno, questo modo di disegnare ha fatto comunque, da un lato Ron Lim un penciler senza assoluti picchi d'eccellenza, dall'altro un artista flessibile, stabile e regolare, in grado di accettare qualsiasi tipo di proposta senza il timore di risultarvi inadeguato. Insomma, una garanzia, per tanti motivi. Proprio quest'ultima caratteristica è stata la ragione per cui la Marvel, specialmente sino alla metà degli anni '90, gli affidò le matite di molte sue testate storiche o di grido. Infatti, se per la maggior parte dei disegnatori il problema maggiore erano le scadenze, su Ron ci si poteva assolutamente contare, in quanto era velocissimo nel completare le sue tavole e, quindi, perfettamente in grado di reggere il lavoro di due e spesso anche tre testate al mese. Inoltre se, per ritardi altrui, c'era da disegnare un numero di riempimento su qualche altra serie a lui non assegnata, non di rado trovava pure il tempo per i "fill-in"! Oltre alla lunga esperienza in "Silver Surfer", è stato il disegnatore di tantissime altre serie regolari e, meritevolmente, citiamo i suoi cicli in: "Captain America" (1990/1991), "X-Men 2099" (1993-1995, in cui si occupò anche della creazione grafica dei personaggi), "Spider-Man Unlimited" (1993/1994). C'è poi il suo apporto per le miniserie dell'Infinito ideate da Jim Starlin (di cui Lim è un grande fan, specialmente per la gestione che lo scrittore ebbe dei personaggi di Adam Warlock e Capitan Marvel), ovvero "Infinity Gauntlet" (in cui subentrò, prima della conclusione, a George Perez); "Infinity War" ed "Infinity Crusade". Queste miniserie sono state tradotte in Italia su "Zona M" della Playpress ed, in seguito, su "Marvel Comics Presenta" della Marvel Italia, orientativamente tra il 1993 ed 1997. Questa sua affinità particolare per le saghe cosmiche di Starlin, gli assicurarono poi anche le matite delle miniserie dedicate al personaggio di Thanos. Alla fine degli anni '90, precisamente nel 1997, Ron Lim approda presso la Archie Comics e disegna, per una parentesi, la serie regolare di "Sonic il porcospino", tuttavia, a differenza di molti suoi colleghi, non rimase particolarmente appagato dall'esperienza. Sapendo notevolmente affinare il suo stile in base alle tendenze moderne, grazie anche alle nuove tecniche di colorazione, torna pertanto quasi subito al mondo dei supereroi, ed inaugura il nuovo millennio svolgendo incarichi vari, ma di non primissimo piano, tra Marvel, DC e l'indipendente Future Comics. Ultimi suoi progetti, in pienissima forma, sono stati "Iron Man-Legacy of Doom" (su testi del grande David Michelinie), "Avengers Next" e "Fantastic Five" (su testi di Tom De Falco) per la Marvel; mentre per la DC disegna, a partire dall'estate 2008, la mini "Rann/Thanagar, Holy War".

giovedì 22 gennaio 2009

La Planeta non va......

Diamo a Cesare ciò che è di Cesare, per merito del gruppo editoriale Planeta Deagostini, da qualche anno i fumetti della casa concorrente alla Marvel sono potuti tornare in edicola e già questo basterebbe per dire un gran bel grazie, a priori. Non è però un grazie incondizionato, il lettore è una persona esigente, merita delle spiegazioni e, soprattutto, si aspetta molto da chi si presenta ai suoi occhi non con un grande, ma con un grandissimo potenziale. E giungiamo ora, ahimè, alle note dolenti, tutte da imputare agli ultimi 6-7 mesi di gestione. Ma è meglio essere ancora più chiari: "La Planeta Deagostini, unico e solo marchio con cui in Italia ed in Spagna vengono pubblicati i fumetti della D.C. Comics, da qualche mese non riesce più ad essere competitiva, rischiando di scontentare molti suoi affezionati lettori". Visto l'ottimo periodo creativo della divisione a fumetti della Warner Bros., non possiamo imputarne le cause ad una crisi qualitativa degli albi, bensi mi concentrerei un attimo sulla loro recente gestione editoriale all'interno del mercato italiano. Punto primo, la cadenza delle uscite. Che io ricordi, difficilmente un albo D.C., almeno per quello che riguarda le edizioni italiane, è mai uscito con regolarità in edicola. Dejavù? Probabilmente si, ma non è di certo un'attenuante, specialmente se rapportata al parco testate di Panini Comics e Marvel Italia, che da anni, almeno in questo senso, non ha lacune di sorta. Ma torniamo agli albi D.C. ed alla loro periodicità. Nei primi anni '90 con la "Glenàt Italia" , azzeccare il giorno d'uscita di "Batman: Nuove e Vecchie Superstorie" era come dare i numeri al lotto e, dopo il 1994, su questa falsa riga non ci misero molto ad allinearsi anche i neo concessionari della "Playpress", sebbene avessero improntato la loro politica editoriale all'insegna della rottura con le cattive gestioni del passato. Circa tre anni fa, dopo la fine della gestione "Playpress" e l'entrata sul mercato in pompa magna della "Planeta Deagostini", sembrava che finalmente le cose stessero per prendere una nuova piega. Era appena il 2006 e, dopo anni di sola fumetteria, le edicole iniziarono ad essere nuovamente invase da tanti albi D.C., con serie anche di non altissimo profilo. Certo, i prezzi erano mediamente meno competitivi rispetto alla concorrenza, anche rapportando il costo ,all'inferiore numero di pagine con cui erano composti gli albetti Planeta; tuttavia, almeno in quanto a regolarità, sembrava che le cose stessero per giungere, in positivo, ad una svolta. Parlo al passato, purtroppo. Perchè ad oggi, tolto l'eccellente omnibus di Batman in allegato a Panorama, "Planeta Deagostini" sta arrancando. Si dice che il motivo di questo appannamento siano le ristrutturazioni della linea e dell'apparato editoriale, ma in sostanza, si sta creando una grande confusione e basta. Dall'estate molte serie si sono fermate e quelle famose, tipo "Batman", hanno rallentato di moltissimo la loro mensilità, facendosi superare in quanto a numerazione da "Superman", che invece sembra procedere meglio nella sua marcia. Passiamo poi ad un'altro piccolo, grande problema: "Contdown a Crisi Finale", serie molto promossa la scorsa Primavera e poi ferma da mesi al numero 4, inspegabilmente. Ultima citazione, il grande nodo "Batman Classic": doveva uscire a Settembre e per quel mese era stato pubblicizzato, invece in fumetteria ancora non se ne vede traccia. Spiegazione: difficoltà nel reperire materiale originale. Ma allora perchè pubblicizzarlo? Non conveniva concentrarsi almeno su una corretta periodicità delle testate esistenti, anzichè pubblicizzare a vuoto? In più, nella Checklist sulle uscite, messa all'interno degli albi, non ci si capisce nulla (è in una lingua a metà tra l'italiano e lo spagnolo e vengono citate testate che in Italia non escono!), quindi inutile cercare punti di orientamento e/o spiegazioni, per così dire, ufficiali. Il sito internet, dal suo, è completamente vuoto e non aggiornato da mesi. Si dice che questa situazione terminerà a breve e che diverse serie ripartiranno nel 2009 dal numero uno......per l'ennesima volta! La fonte ufficiale, in questo caso, viene dall'ambiente delle fumetterie, quindi altro canale "ufficioso". Ce la faranno mai in Planeta a far proseguire una numerazione oltre il 20? Di certo, c'è un grosso problema di comunicazione, (almeno una spiegazione sul sito si poteva inserire) oltre che risanamenti editoriali mal annunciati e (visto il brusco congelamento di neo-nate uscite ed errate pubblicità di mai-nate testate) anche mal pianificati. Vedremo se quest'anno è quello buono.....sennò, veramente, si perde anche il gusto (nostro), oltre che la faccia (loro).

mercoledì 21 gennaio 2009

Che fine hanno fatto, atto due: Steven Butler


Anche in questo caso i Marvel fan degli anni novanta non dovrebbero cader impreparati. Siamo agli inizi della saga del clone e, dopo il tormentato abbandono di Alex Saviuk, nell'Ottobre 1994 sulla testata "Web of Spider-Man" (WOSM), arriva un certo Steven Butler. Chi era e, soprattutto, che fine ha fatto, visto che la sua permanenza in Marvel fu tutt'altro che lunga? Proviamo a metter un pò di luce, partendo dall'inizio. Giovane penciler dalle grandi potenzialità, Butler era approdato alla casa delle idee nel 1991, conoscendo un minimo di notorietà l'anno seguente, grazie alla serie omonima, basata sulle avventure della celebre sexy-mercenaria "Silver Sable". Sebbene gli incarichi di rilievo non abbondarono per tutto il 1993, c'è anche da considerare che, quando la Marvel gli affidò la sua terza testata dedicata all'Uomo Ragno, questi non era del tutto impreparato nei confronti del personaggio: si era cimentato con Spidey già nel 1991, proprio sostituendo, per un numero, il titolare Alex Saviux, in WOSM n.81. Ulteriori conferme di maturazione grafica gli vennero poi dall'annual 1994 di "The Amazing Spider-Man", in cui l'arrampicamuri se la vedeva contro Carnage, esattamente un anno dopo la conclusione del crossover "Maximum Carnage". Insomma, per la Marvel, Butler era l'uomo adatto per il nuovo corso di WOSM, che durò esattamente un anno, precisamente dal numero 117 al numero 129. La sua versione dell'Uomo Ragno fu tutt'altro che classicheggiante come quella di Saviuk, anzi, come Bagley su "The Amazing Spider-Man", egli seppe ben dosare dinamismo e modernità, attraverso uno stile pulito e curvilineo, ma decisamente più cartoonesco, con meno impatto drammatico. Riducendo i paragoni, potrei definire lo Spidey di Butler come un mix, tra la tipica impostazione delle tavole di Bagley ed, appunto, un aspetto più spensieratemte "cartoon", specie nei volti dei personaggi, proprio, ad esempio, di un Erik Larsen prima maniera. Purtroppo, l'essere a metà, a volte non ti rende nè carne nè pesce; finendo per suscitare un certo retrogusto di inadeguatezza. "La saga del Clone" rappresentò senz'altro un deterrente all'ascesa di Butler, poichè introdusse, per ragioni di cross-over, un tono maggiormente drammatico e nevrotico nello storytelling: d'altronde doveva, nei piani, sconvolgere la vita del personaggio-Peter Parker! In questo tipo di storie, però, andava benissimo lo "Spectacular Spider-Man" di Sal Buscema (a quel tempo ultra valorizzato, dalle chine oscure e nervose di Bill Sienkiewicz); nonchè la new-entry dell'epoca: John Romita Junior. E Butler? Beh Butler comunque seppe distinguersi, specie nella resa della muscolatura, mai sproporzionata, e nell'ottima cura che dedicava alla realizzazione grafica dei costumi. In questo, il tratto della tela sulle vestigia di Spider-Man era assai pulito ed ordinato (merito pure delle chine di Randy Emberlin), perfettamente coerente con le sinuosità, peculiari del suo stile.
Limitarsi a questo sarebbe, tuttavia, ingeneroso; infatti c'è da aggiungere che il disegnatore di WOSM si destreggiò più che bene anche disegnando i nuovi personaggi comprimari come "Judas Traveller", "Lo Sciacallo", il "Ragno Rosso", e "Kaine" (di quest'ultimo fu anche il creatore, in collaborazione con Kavanagh); un pò meno efficace, a mio parere, risultò essere nella realizzazione di "Venom".Giunti prossimi alla conclusione; potendone giudicare la parabola, dico subito che lo stile di Butler a me, tutto sommato, piacque; ma ammetto pure, da un lato i suoi limiti, dall'altro il fatto che egli ebbe numerosi detrattori, tra cui il grande Max Brighel, curatore delle testate ragnesche in Italia (rispondendo ad un lettore che, anni dopo l'abbandono, chiedeva lumi sulla sorte di Butler, egli espose che, in certo senso, era lieto che non disegnasse più avventure dell'Uomo Ragno!). Finita la parentesi su WOSM, i suoi impegni in Marvel diminuiscono drasticamente. Lo ritroviamo nel 1996 come di disegnatore del n.12 di "Spider-Man Unlimited" e poi, nel 1997, alle illustrazioni di uno spinn-off dedicato alla serie di cartoni animati dell'Uomo Ragno. Da quel momento in poi terminano i suoi lavori con il genere supereroico e si apre un nuovo inizio presso l'industria dei fumetti per bambini, specialmente nelle storie di "Sonic", il porcospino blu della Sega, nato da una fortunata serie di videogiochi. Butler attualmente realizza anche fumetti a sfondo religioso-cristiano.Vi lascio a qualche immagine, per rinfrescare la memoria. Ci saranno almeno tre copertine tratte da "Web of Spider-Man", nonchè la cover dell'annual 1994 di "The Amazing Spider-Man". Nota: la copertina che vedete qui in basso, sdoppiata rispetto alle altre, fu una delle rarissime, ad esser trasposta in Italia con una versione limitata in "holocover", nella fattispecie nella testata, ora cessata da anni, "L'Uomo Ragno deluxe" (numero 12, Aprile 1996).