mercoledì 18 febbraio 2009

Quando c'erano gli Starcom.....

"Starcom, The U.S. Space Force" rappresenta uno dei tanti esempi di come, a volte, originalità e brillanti idee sono talmente mal gestite a livello di marketing, da condurre un ambizioso progetto verso un rapido, inatteso fallimento. Che io ricordi, la celebrità di questa etichetta, non durò oltre una stagione (almeno in Italia) e fu un peccato, da rimpiangere con il senno di poi!
Starcom nacque infatti verso la metà degli anni ottanta come serie spaziale di ampio respiro, includendo giocattoli, modellini ed una serie animata, purtroppo di breve durata. Il punto forte dei giocattoli, i cui modelli furono realizzati addirittura in collaborazione con alcuni ingegneri dela NASA, era l'effetto del magnetismo e dei meccanismi a molla, di cui erano dotati personaggi e veicoli. In questo Starcom fu unica ed, a maggior ragione, non mi sembra che l'idea di sfruttare le proprietà delle calamite (a parte un particolare modello di Jeeg Robot D'Acciaio) e di meccanismi assolutamente non elettronici (quindi senza l'utilizzo di pile o ricariche elettriche), venne poi ripreso in seguito. In dimensioni tutto sommato ridotte, infatti era possibile riprodurre una grande varietà di situazioni, semplicemente premendo i relativi bottoncini sulla superficie dei mezzi. Un suono meccanico, dovuto allo svolgersi degli ingranaggi, dava poi il necessario livello di stupore, come se avessimo a che fare con un oggetto Hi-Tech! Il livello di dettaglio era impressionante, specie se rapportato ad una serie destinata alla grande distribuzione: le navicelle, così come i mezzi di terra, erano dotate di molti punti di estensione, nonchè di alloggiamenti interni, cannoni nascosti, posti di guida.....tutto a portata di tasto!
Basti fare l'esempio del mitico "Starmax Bomber" e della sua versione in miniatura lo "StarWolf" (che riporto nelle prime due foto, direttamente dalla mia collezione): il primo poteva contenere, imprevedibilmente, ben sette personaggi (uno al punto guida, due dietro al punto navigazione e ben quattro nel posteriore, dopo aver azionato i relativi meccanismi a molla); nonchè due mezzi (lo StarWolf in alto o nel carico, ed un mezzo generico di terra)...tutto in quaranta centimetri di spazio e senza pile; il secondo riusciva a ripiegarsi talmente tanto in sè stesso da poter essere riposto nel palmo di una mano! Ovviamente, allo stesso livello degli esempi fatti, vi era una notevole varietà di altri veicoli, ognuno con i suoi ingranaggi che ne sfruttavano al massimo la forma ed il modernissimo design. E stiamo parlando di roba di quasi venticinque anni fa! Purtroppo le scarse vendite in USA, spinsero la casa madre, la Coleco, a venderne i diritti di distribuzione per l'Europa alla Mattel, che in un certo senso li fece fruttare meglio, aggiungendo anche qualche nuovo articolo nel catalogo. Durò comunque poco, al pari della serie animata; di ottima fattura e dal richiamo vagamente nipponico (Macross-Robotech, in primis). Peccato non averne goduto abbastanza e ricordarli, ormai, soltanto come pezzi da museo!

lunedì 26 gennaio 2009

Planeta Deagostini esce allo scoperto....

Planeta ascolta le lamentele: finalmente a fine Gennaio e dopo mesi, ecco un accenno del nuovo piano editoriale, con le proposte del 2009, sul sito http://www.planetadeagostinicomics.it/
Nessuna enorme novità, ma nemmeno i drastici tagli che si vociferavano non ufficialmente tra i lettori: qualche testata D.C. finisce il proprio corso anzitempo, altre invece continuano o ricominciano da zero, senza escludere diversi nuovi esordi e tanti volumi da fumetteria in cantiere. Insomma, carne al fuoco dovrebbe essercene....non disperiamo!
La notizia più interessante, comunque, mi è parsa quella di pubblicare "Batman R.I.P." non serializzato, ma in un unico volume, durante il secondo semestre del 2009. La notizia più negativa è, invece, quella che a mio avviso è la prematura conclusione de "Le Leggende di Batman", con il numero 14. Purtroppo questa serie, oltre a ristampare qualche bella storia già pubblicata da Playpress e poco altro di veramente nuovo, non ha avuto nemmeno il tempo di prendere il volo. Peccato chiuderla, molto; specie se si ricordano le premesse con le quali era partita circa un anno e mezzo fa.

venerdì 23 gennaio 2009

Che fine hanno fatto atto tre: Ron Lim

In questo caso, che vi piaccia o no, parliamo delle sorti di un grande disegnatore; certamente in fase calante in quanto a prestigio degli incarichi, ma imprescindibilmente Ron Lim, con la sua lunga e densa carriera, merita un posto di tutto rispetto nel regno dei comics. Classe 1965, ebbe il suo primo incarico ufficiale più di venti anni fa, quando gli furono affidate le matite della serie "Ex Mutants" della Eternity, poi quasi esclusivamente lavori di assoluto rilievo in Marvel Comics, dal 1988 sino alla fine degli anni novanta. Le illustrazioni per cui viene ricordato sono moltissime, certamente però, un posto in primo piano merita la sua lunghissima collaborazione alla testata "Silver Surfer" (Italia in gran parte reperibile su vecchi albi Playpress), che lo impegnò per ben sei anni, precisamente dal 1988 al 1994. Analogamente a diversi disegnatori dello scorso decennio, lo stile di Lim era molto cartoonesco, con una notevole inclinazione verso il design orientale: "semplice nell'impostazione, ma molto dinamico, in qualche modo ispirato all'organizzazione della pagina tipica dei manga". Una certa geometria nella realizzazione dei corpi e dei volti (assolutamente personali erano i visi dei suoi personaggi, "mascelloni" e con la bocca trapezoidale) faceva inoltre in modo che le spigolosità convivessero, talvolta prevalendo, sulle linee tonde. Per quel che riguarda la resa degli sfondi non ci sono particolari menzioni; essa era semplice ed assolutamente in secondo piano rispetto al design dei characters od alla risultanza grafica delle loro azioni. In ultimo, assai evidente e non di rado preponderante, era la realizzazione della muscolatura. Ripeto, che piacca o meno, questo modo di disegnare ha fatto comunque, da un lato Ron Lim un penciler senza assoluti picchi d'eccellenza, dall'altro un artista flessibile, stabile e regolare, in grado di accettare qualsiasi tipo di proposta senza il timore di risultarvi inadeguato. Insomma, una garanzia, per tanti motivi. Proprio quest'ultima caratteristica è stata la ragione per cui la Marvel, specialmente sino alla metà degli anni '90, gli affidò le matite di molte sue testate storiche o di grido. Infatti, se per la maggior parte dei disegnatori il problema maggiore erano le scadenze, su Ron ci si poteva assolutamente contare, in quanto era velocissimo nel completare le sue tavole e, quindi, perfettamente in grado di reggere il lavoro di due e spesso anche tre testate al mese. Inoltre se, per ritardi altrui, c'era da disegnare un numero di riempimento su qualche altra serie a lui non assegnata, non di rado trovava pure il tempo per i "fill-in"! Oltre alla lunga esperienza in "Silver Surfer", è stato il disegnatore di tantissime altre serie regolari e, meritevolmente, citiamo i suoi cicli in: "Captain America" (1990/1991), "X-Men 2099" (1993-1995, in cui si occupò anche della creazione grafica dei personaggi), "Spider-Man Unlimited" (1993/1994). C'è poi il suo apporto per le miniserie dell'Infinito ideate da Jim Starlin (di cui Lim è un grande fan, specialmente per la gestione che lo scrittore ebbe dei personaggi di Adam Warlock e Capitan Marvel), ovvero "Infinity Gauntlet" (in cui subentrò, prima della conclusione, a George Perez); "Infinity War" ed "Infinity Crusade". Queste miniserie sono state tradotte in Italia su "Zona M" della Playpress ed, in seguito, su "Marvel Comics Presenta" della Marvel Italia, orientativamente tra il 1993 ed 1997. Questa sua affinità particolare per le saghe cosmiche di Starlin, gli assicurarono poi anche le matite delle miniserie dedicate al personaggio di Thanos. Alla fine degli anni '90, precisamente nel 1997, Ron Lim approda presso la Archie Comics e disegna, per una parentesi, la serie regolare di "Sonic il porcospino", tuttavia, a differenza di molti suoi colleghi, non rimase particolarmente appagato dall'esperienza. Sapendo notevolmente affinare il suo stile in base alle tendenze moderne, grazie anche alle nuove tecniche di colorazione, torna pertanto quasi subito al mondo dei supereroi, ed inaugura il nuovo millennio svolgendo incarichi vari, ma di non primissimo piano, tra Marvel, DC e l'indipendente Future Comics. Ultimi suoi progetti, in pienissima forma, sono stati "Iron Man-Legacy of Doom" (su testi del grande David Michelinie), "Avengers Next" e "Fantastic Five" (su testi di Tom De Falco) per la Marvel; mentre per la DC disegna, a partire dall'estate 2008, la mini "Rann/Thanagar, Holy War".

giovedì 22 gennaio 2009

La Planeta non va......

Diamo a Cesare ciò che è di Cesare, per merito del gruppo editoriale Planeta Deagostini, da qualche anno i fumetti della casa concorrente alla Marvel sono potuti tornare in edicola e già questo basterebbe per dire un gran bel grazie, a priori. Non è però un grazie incondizionato, il lettore è una persona esigente, merita delle spiegazioni e, soprattutto, si aspetta molto da chi si presenta ai suoi occhi non con un grande, ma con un grandissimo potenziale. E giungiamo ora, ahimè, alle note dolenti, tutte da imputare agli ultimi 6-7 mesi di gestione. Ma è meglio essere ancora più chiari: "La Planeta Deagostini, unico e solo marchio con cui in Italia ed in Spagna vengono pubblicati i fumetti della D.C. Comics, da qualche mese non riesce più ad essere competitiva, rischiando di scontentare molti suoi affezionati lettori". Visto l'ottimo periodo creativo della divisione a fumetti della Warner Bros., non possiamo imputarne le cause ad una crisi qualitativa degli albi, bensi mi concentrerei un attimo sulla loro recente gestione editoriale all'interno del mercato italiano. Punto primo, la cadenza delle uscite. Che io ricordi, difficilmente un albo D.C., almeno per quello che riguarda le edizioni italiane, è mai uscito con regolarità in edicola. Dejavù? Probabilmente si, ma non è di certo un'attenuante, specialmente se rapportata al parco testate di Panini Comics e Marvel Italia, che da anni, almeno in questo senso, non ha lacune di sorta. Ma torniamo agli albi D.C. ed alla loro periodicità. Nei primi anni '90 con la "Glenàt Italia" , azzeccare il giorno d'uscita di "Batman: Nuove e Vecchie Superstorie" era come dare i numeri al lotto e, dopo il 1994, su questa falsa riga non ci misero molto ad allinearsi anche i neo concessionari della "Playpress", sebbene avessero improntato la loro politica editoriale all'insegna della rottura con le cattive gestioni del passato. Circa tre anni fa, dopo la fine della gestione "Playpress" e l'entrata sul mercato in pompa magna della "Planeta Deagostini", sembrava che finalmente le cose stessero per prendere una nuova piega. Era appena il 2006 e, dopo anni di sola fumetteria, le edicole iniziarono ad essere nuovamente invase da tanti albi D.C., con serie anche di non altissimo profilo. Certo, i prezzi erano mediamente meno competitivi rispetto alla concorrenza, anche rapportando il costo ,all'inferiore numero di pagine con cui erano composti gli albetti Planeta; tuttavia, almeno in quanto a regolarità, sembrava che le cose stessero per giungere, in positivo, ad una svolta. Parlo al passato, purtroppo. Perchè ad oggi, tolto l'eccellente omnibus di Batman in allegato a Panorama, "Planeta Deagostini" sta arrancando. Si dice che il motivo di questo appannamento siano le ristrutturazioni della linea e dell'apparato editoriale, ma in sostanza, si sta creando una grande confusione e basta. Dall'estate molte serie si sono fermate e quelle famose, tipo "Batman", hanno rallentato di moltissimo la loro mensilità, facendosi superare in quanto a numerazione da "Superman", che invece sembra procedere meglio nella sua marcia. Passiamo poi ad un'altro piccolo, grande problema: "Contdown a Crisi Finale", serie molto promossa la scorsa Primavera e poi ferma da mesi al numero 4, inspegabilmente. Ultima citazione, il grande nodo "Batman Classic": doveva uscire a Settembre e per quel mese era stato pubblicizzato, invece in fumetteria ancora non se ne vede traccia. Spiegazione: difficoltà nel reperire materiale originale. Ma allora perchè pubblicizzarlo? Non conveniva concentrarsi almeno su una corretta periodicità delle testate esistenti, anzichè pubblicizzare a vuoto? In più, nella Checklist sulle uscite, messa all'interno degli albi, non ci si capisce nulla (è in una lingua a metà tra l'italiano e lo spagnolo e vengono citate testate che in Italia non escono!), quindi inutile cercare punti di orientamento e/o spiegazioni, per così dire, ufficiali. Il sito internet, dal suo, è completamente vuoto e non aggiornato da mesi. Si dice che questa situazione terminerà a breve e che diverse serie ripartiranno nel 2009 dal numero uno......per l'ennesima volta! La fonte ufficiale, in questo caso, viene dall'ambiente delle fumetterie, quindi altro canale "ufficioso". Ce la faranno mai in Planeta a far proseguire una numerazione oltre il 20? Di certo, c'è un grosso problema di comunicazione, (almeno una spiegazione sul sito si poteva inserire) oltre che risanamenti editoriali mal annunciati e (visto il brusco congelamento di neo-nate uscite ed errate pubblicità di mai-nate testate) anche mal pianificati. Vedremo se quest'anno è quello buono.....sennò, veramente, si perde anche il gusto (nostro), oltre che la faccia (loro).

mercoledì 21 gennaio 2009

Che fine hanno fatto, atto due: Steven Butler


Anche in questo caso i Marvel fan degli anni novanta non dovrebbero cader impreparati. Siamo agli inizi della saga del clone e, dopo il tormentato abbandono di Alex Saviuk, nell'Ottobre 1994 sulla testata "Web of Spider-Man" (WOSM), arriva un certo Steven Butler. Chi era e, soprattutto, che fine ha fatto, visto che la sua permanenza in Marvel fu tutt'altro che lunga? Proviamo a metter un pò di luce, partendo dall'inizio. Giovane penciler dalle grandi potenzialità, Butler era approdato alla casa delle idee nel 1991, conoscendo un minimo di notorietà l'anno seguente, grazie alla serie omonima, basata sulle avventure della celebre sexy-mercenaria "Silver Sable". Sebbene gli incarichi di rilievo non abbondarono per tutto il 1993, c'è anche da considerare che, quando la Marvel gli affidò la sua terza testata dedicata all'Uomo Ragno, questi non era del tutto impreparato nei confronti del personaggio: si era cimentato con Spidey già nel 1991, proprio sostituendo, per un numero, il titolare Alex Saviux, in WOSM n.81. Ulteriori conferme di maturazione grafica gli vennero poi dall'annual 1994 di "The Amazing Spider-Man", in cui l'arrampicamuri se la vedeva contro Carnage, esattamente un anno dopo la conclusione del crossover "Maximum Carnage". Insomma, per la Marvel, Butler era l'uomo adatto per il nuovo corso di WOSM, che durò esattamente un anno, precisamente dal numero 117 al numero 129. La sua versione dell'Uomo Ragno fu tutt'altro che classicheggiante come quella di Saviuk, anzi, come Bagley su "The Amazing Spider-Man", egli seppe ben dosare dinamismo e modernità, attraverso uno stile pulito e curvilineo, ma decisamente più cartoonesco, con meno impatto drammatico. Riducendo i paragoni, potrei definire lo Spidey di Butler come un mix, tra la tipica impostazione delle tavole di Bagley ed, appunto, un aspetto più spensieratemte "cartoon", specie nei volti dei personaggi, proprio, ad esempio, di un Erik Larsen prima maniera. Purtroppo, l'essere a metà, a volte non ti rende nè carne nè pesce; finendo per suscitare un certo retrogusto di inadeguatezza. "La saga del Clone" rappresentò senz'altro un deterrente all'ascesa di Butler, poichè introdusse, per ragioni di cross-over, un tono maggiormente drammatico e nevrotico nello storytelling: d'altronde doveva, nei piani, sconvolgere la vita del personaggio-Peter Parker! In questo tipo di storie, però, andava benissimo lo "Spectacular Spider-Man" di Sal Buscema (a quel tempo ultra valorizzato, dalle chine oscure e nervose di Bill Sienkiewicz); nonchè la new-entry dell'epoca: John Romita Junior. E Butler? Beh Butler comunque seppe distinguersi, specie nella resa della muscolatura, mai sproporzionata, e nell'ottima cura che dedicava alla realizzazione grafica dei costumi. In questo, il tratto della tela sulle vestigia di Spider-Man era assai pulito ed ordinato (merito pure delle chine di Randy Emberlin), perfettamente coerente con le sinuosità, peculiari del suo stile.
Limitarsi a questo sarebbe, tuttavia, ingeneroso; infatti c'è da aggiungere che il disegnatore di WOSM si destreggiò più che bene anche disegnando i nuovi personaggi comprimari come "Judas Traveller", "Lo Sciacallo", il "Ragno Rosso", e "Kaine" (di quest'ultimo fu anche il creatore, in collaborazione con Kavanagh); un pò meno efficace, a mio parere, risultò essere nella realizzazione di "Venom".Giunti prossimi alla conclusione; potendone giudicare la parabola, dico subito che lo stile di Butler a me, tutto sommato, piacque; ma ammetto pure, da un lato i suoi limiti, dall'altro il fatto che egli ebbe numerosi detrattori, tra cui il grande Max Brighel, curatore delle testate ragnesche in Italia (rispondendo ad un lettore che, anni dopo l'abbandono, chiedeva lumi sulla sorte di Butler, egli espose che, in certo senso, era lieto che non disegnasse più avventure dell'Uomo Ragno!). Finita la parentesi su WOSM, i suoi impegni in Marvel diminuiscono drasticamente. Lo ritroviamo nel 1996 come di disegnatore del n.12 di "Spider-Man Unlimited" e poi, nel 1997, alle illustrazioni di uno spinn-off dedicato alla serie di cartoni animati dell'Uomo Ragno. Da quel momento in poi terminano i suoi lavori con il genere supereroico e si apre un nuovo inizio presso l'industria dei fumetti per bambini, specialmente nelle storie di "Sonic", il porcospino blu della Sega, nato da una fortunata serie di videogiochi. Butler attualmente realizza anche fumetti a sfondo religioso-cristiano.Vi lascio a qualche immagine, per rinfrescare la memoria. Ci saranno almeno tre copertine tratte da "Web of Spider-Man", nonchè la cover dell'annual 1994 di "The Amazing Spider-Man". Nota: la copertina che vedete qui in basso, sdoppiata rispetto alle altre, fu una delle rarissime, ad esser trasposta in Italia con una versione limitata in "holocover", nella fattispecie nella testata, ora cessata da anni, "L'Uomo Ragno deluxe" (numero 12, Aprile 1996).











venerdì 16 gennaio 2009

Che fine hanno fatto, atto uno: Tom Lyle

In questo caso parliamo di disegnatori, che qualche anno fa erano sulla cresta dell'onda del genere supereoistico e che adesso, diciamo, sono un pochino più defilati. Iniziamo con Tom Lyle, chi di voi non se ne ricorda? Io ebbi un suo Spider-Man, sia su una maglietta acquistata in Inghilterra nel 1994, sia su un calendario dell'anno 1996, monopagina, regalato dalla Marvel Italia, alla fine del 1995. Quanti ricordi.....ma quelli che leggono le avventure de "L'Uomo Ragno" ( o "Spider-Man", prima o poi bisognerà abituarsi...) da meno di 13 anni, sono pienamente giustificati! Ricordo che il buon Tom, classe 1953, il cui stile era piuttosto personale e, forse, all'inizio anche un pò indigesto, ebbe il prestigioso incarico di disegnare la testata "Spider-Man", su testi di Howard Mackie, iniziandone un ciclo poco dopo la fine di quello di Erik Larsen (a sua volta erede di quello fondatore di McFarlane). Eredità pesante? Un bel pò.....comunque alla lunga il buon Lyle seppe abituarci alle sue tavole molto poco barocche o filiformi, eppur di una semplicità spigolosa, efficace e dinamica, quasi a metà tra lo stile all'epoca espresso da Bagley su Amazing e quello tipico di Sal Buscema su Spectacular, tanto è che, con lui, la testata "Spider-Man" affrontò in piena salute le importanti saghe "Maximum Carnage" e, soprattutto, l'inizio de "La saga del Clone". Proprio nel bel mezzo di quest'ultima, passò il testimone a John Romita Junior, la cui grandezza inestimabile probabilmente ha reso poco onore all'onesto operato, svolto da Lyle. Altro punto a suo sfavore fu il giudizio che, a ragione, con il senno di poi, fu dato su quell'epoca narrativa: seppure non fu colpa sua di certo, "Maximum Carnage" non passerà alla storia come capolavoro di contenuti e la "Saga del Clone", a tutti gli effetti, rappresentò uno dei più grossi pasticci editoriali nella storia del personaggio rossoblù. Ad ogni modo, seppur compreso tra due fuochi, molti sono stati i personaggi della continuity ragnesca dei primi anni '90, ad esser passati sotto il ciclo di Tom Lyle, facciamo solo qualche esempio: Il Ragno Rosso, Demogoblin, Kaine, The Grim Hunter (primo erede, poi morto anche lui, di Kraven), Venom, Carnage e via dicendo..............
Riassumendo la sua parabola migliore, direi che attraversa tranqullamente il triennio 1993/1995; con collaborazioni via, via calanti, in quanto a prestigio (The Punisher vol.3 e Warlock, soprattutto). Facendo un passo indietro, per dovere di cronaca, segnalo che la sua collaborazione in Marvel era iniziata nel 1991/92 , disegnando "The Comet" su testi di Mark Waid. Altri scrittori con cui collaborò precedentemente, ma in D.C., furono Roger Stern e Chuck Dixon, con cui realizzò dei volumi dedicati al personaggio di Robin. Insomma, anche prima di raccogliere il testimone su "Spider-Man", le collaborazioni di Lyle ne facevano un penciler dal curriculum tutto rispetto. Facendo infine il punto sulla sua carriera ad oggi non del tutto cessata; beh, seppur pubblicazioni con i suoi disegni siano ridotte all'osso (un'ottima versione di Spidey la ritroviamo nella recente variant cover di "Ultimate Spider-Man n. 100"), il fumetto ancora accoglie Lyle nella sua sfera d'interesse, specialmente a livello didattico: attualmente la sua principale occupazione è quella di insegnante di disegno sequenziale al "Savannah College of Art and Design".

Ecco a voi......"RULK"!!!!


E' una gran bella sorpresa di Jeph Loeb, sul serio. Dopo una medio-discreta storyline come quella di Pak e l'altrettanto discreta "World War Hulk", un cambio di rotta per la testata del golia verde doveva esserci, ma non mi aspettavo in questo modo e con questa verve. Anzichè essere l'ennesima variante del gigante di giada, oppure una trovata quasi simpatica come "l'Incredible Hercules" (che molti elogiano ed alcuni, me compreso, criticano), l'Hulk rosso, apparso in Devil & Hulk 145 è qualcosa di più. Innanzitutto non è Bruce Banner, saldamente rinchiuso in nel suo quadrilatero d'adamantio ormai dalla fine di World War Hulk, in secondo luogo è assolutamente un gran personaggio, che già immagino come nemesi perfetta dell'Hulk classico, per questo ultimo scorcio di decennio. Jeph Loeb si è confermato ancora una volta un gran tessitore di trame ed al suo fianco McGuinnes, che non avevo appieno ammirato su Superman, pare essere nato per disegnare grandi e devastanti colossi dalla pelle colorata! In Devil & Hulk 145 c'è anche una storia disegnata dal grandissimo Artie Adams, quindi non si bada certo a spese sui team creativi, un vero spettacolo.
Ecco, in sostanza le prerogative dell'Hulk rosso, già ribattezzato Rulk:
-Identità sconosciuta (Loeb promette di lasciare indizi sparsi per i primi 5 numeri della serie, poi sul sesto la rivelerà)
-Uso della parola unito ad una mente estremamente lucida e scaltra
-Forza straordinaria e capacità di aumentare la temperatura corporea in base alla rabbia
-Violenza inaudita e, soprattutto, omicida (nel primo numero fa secco facilmente "Abominio" e decapita un "Wendingo")
-Devastante e letale uso delle armi (ha in dotazione una specie di cannone a mano)
Quest'ultima caratteristica è forse una delle più originali e meriterebbe maggior considerezione, ma forse è meglio non bruciare le tappe e lasciare che la saga si sviluppi appieno nei prossimi mesi. Chiaramente, analogamente alla succitata, gran parte delle domande che vengono spontanee su questo nuovo personaggio non troveranno risposta immediata, anche se sulla sua identità mi vengono già alcuni sospetti, precisamente due, che tuttavia già so che saranno da cestinare:
1) Prima di terminare la lettura del primo numero, il più ovvio candidato mi sembrava il buon vecchio Rick Jones, eterno sfigato del Marvel Universe, ma poi l'ho quesi subito scartato, seppur nella storia compare solo, stralunato, a petto nudo e con in dosso solo dei pantaloni sgualciti. Loeb ha lasciato lontanamente intendere che Jones, si, ha un segreto, ma probabilmente non è quello che pensiamo.
2) Dopo la lettura, ad un primo ripasso, ho poi optato per un fin troppo iracondo Doc Samson, anche lui membro del club dei gammati; tuttavia ho dubbi seri sulla sua obiquità. Lo troviamo all'inizio dalla parte dei buoni, assieme a She Hulk ed all'FBI, sulle tracce di Rulk........quando il rossone doveva essere in teoria assai lontano da loro. Come spiegare poi sue eventuali assenze, vista la gente di cui è quotidiamente circondato? Probabilmente Loeb sta giocando con l'attenzione del lettore, e ci sa fare!
Se avete qualche sospetto.....fatevi sotto!
Ad ogni modo Devil & Hulk 145, ora rossa in tutti e due i sensi, è decisamente la testata più appetibile del mese...